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01/08/2018 - Sentenza della Corte di giustizia del 5 luglio 2018 - protezione internazionale

Nella sentenza in commento, la Corte di giustizia ha chiarito che l’art. 23, par. 3, del regolamento n. 604/2013, che stabilisce i criteri ed i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (cd. “Dublino III”), debba essere interpretato nel senso che lo Stato membro nel quale sia stata presentata una nuova domanda di protezione internazionale resti competente per l’esame di quest’ultima, qualora non abbia presentato, entro i termini di cui al secondo paragrafo della succitata disposizione, una richiesta di ripresa in carico, pur se, da un lato, un altro Stato membro sia competente per l’esame di domande di protezione internazionale presentate in precedenza e, dall’altro, alla scadenza dei suddetti termini sia già pendente, dinanzi ad un giudice di quest’ultimo Stato membro, il ricorso proposto avverso il rigetto di una di dette domande. L’arresto ha fornito alla Corte l’occasione per precisare altresì che la formulazione, da parte di uno Stato membro, di una richiesta di ripresa in carico di un cittadino di un paese terzo che si trovi sul suo territorio senza permesso di soggiorno, non imponga al detto Stato, ai sensi del secondo paragrafo dell’art. 18 del regolamento in commento, di sospendere l’esame di un ricorso proposto contro il rigetto di una domanda di protezione internazionale presentata in precedenza e, poi, di porre fine a tale esame nel caso in cui lo Stato membro richiesto accetti di riprendere in carico il soggetto. Inoltre, i Giudici di Lussemburgo hanno precisato che l’art. 24, par. 5, del regolamento stesso, debba essere interpretato nel senso che, uno Stato membro che formuli una richiesta di ripresa in carico sul fondamento dell’articolo 24 del regolamento medesimo, ovvero dell’irregolarità del soggiorno nel suo territorio, a seguito della scadenza, nello Stato membro richiesto, dei termini previsti dal citato art. 23, par. 2, non sia tenuto ad informare le autorità di quest’ultimo Stato membro in merito alla pendenza, innanzi ad una sua autorità giudiziaria, di un ricorso proposto avverso il rigetto di una domanda di protezione internazionale presentata in precedenza. Infine, la Corte ha sancito nell’occasione che, ai sensi dell’art. 17, par. 1, e dell’art. 24 del regolamento de quo, laddove, alla data della decisione di trasferimento, un richiedente la protezione internazionale sia stato consegnato da un primo Stato membro ad un secondo Stato membro in esecuzione di un mandato d’arresto europeo, e si trovi sul territorio di quest’ultimo senza avervi presentato una nuova domanda di protezione internazionale, tale secondo Stato membro possa chiedere al primo Stato membro di riprendere in carico il suddetto richiedente e non sia tenuto a decidere sulla domanda presentata da quest’ultimo.

Testo integrale della sentenza